martedì 1 maggio 2012

DOGANA VECCHIA - RIF. PASSO PERTICA

Ovvero: solitudine e fatica nutrimento per l'anima e un camoscio come maestro.
Dopo una cascata di pensieri e stimoli che mi è caduta addosso in questi giorni, a cui ho reagito più che altro annaspando, avevo voglia di un po' di solitudine per uscire dall'apnea, riprendere fiato e dare a pensieri e sensazioni la possibilità di prendere forma.
Per questo avevo scelto solitudine, fatica e prenotato la pioggia. La fatica perchè quando arrivo al limite il bisogno di essenzialità riguarda anche i miei pensieri, e i due strappi del percorso erano l'ideale per scaricare le seghe mentali. La pioggia perchè camminare nel bosco con il cappuccio in testa e il rumore dell'acqua che cade mi da una sensazione unica di intimità.La prenotazione non è andata a buon fine.
Partenza ore 09:50 dalla Dogana Vecchia (1120 m.). Alla curva prendo il sentiero E5 che mi accompagnerà fino a sotto il Rif. Revolto (1338 m.) e scendo verso il letto del torrente attraverso una stradina/percorso natura asfaltata (era proprio necessario?). Quando raggiungo il corso d'acqua lo supero grazie ad un ponte di legno e comincia la salita agli Orti Forestali (1219 m.). 
Il sentiero ha una bella pendenza e sale sulla valle di Revolto con il caratteristico andamento a zig zag. Sento che il passo è quello giusto e prendo il ritmo. Infatti con mia grossa sorpresa arrivo al bivio con gli Orti Forestali senza fare alcuna sosta.
Mentre riparto mi ricordo di aver visto, in un'occasione precedente, un capriolo nel prato sottostante. Sto attento che il mio procedere non sia eccessivamente rumoroso e comincio a guardarmi intorno. Eccolo! Non è un capriolo, è un camoscio. Ed è li che bruca l'erba e mi ha visto. Chissà da quanto ha percepito che stavo arrivando. Gli faccio una foto. Ma la cosa non mi basta. Lui mi ha visto e io non voglio spiarlo, voglio avvicinarmi a lui, desidero che prenda atto della mia presenza esattamente come sto facendo io per la sua. Mi avvicino con delicatezza. Esattamente come voglio fare con i miei pensieri e le mie sensazioni oggi. Procedo un po' verso di lui, mi fermo, lo fotografo e mi riavvicino un po'. Senza movimenti bruschi, non voglio che scappi spaventato, voglio che - dopo avermi preso in considerazione - scelga semplicemente di prendere un'altra strada. 
E dopo 3-4 step, mi guarda e piano piano si allontana, si ferma, bruca ancora un po', mi riguarda e piano piano sparisce nel bosco. Aveva altre tracce da seguire. Non sempre, anche se ci si incontra sullo stesso sentiero si è compagni di strada. Grazie camoscio! Sono felice!
Riparto, ritorno sul sentiero sotto il bivio verso il Passo Lora. 
Adesso la strada è in falsopiano fino a sotto il Rifugio Revolto dove troverò il secondo strappo. Ripenso all'incontro e cammino con un sorriso ebete. Quel camoscio mi porterà fortuna, lo sento!
Mi stacco dall'E5 al bivio verso il Rifugio Scalorbi e arrivo sotto al Rifugio Revolto per la salitina più fastidiosa che io ricordi. Sembra che il rifugio sia li e ci arrivi sempre col fiatone. E anche stavolta è così, sostando solo per qualche foto veloce (ottima scusa!).
Non voglio fermarmi al Rifugio, voglio andare a prendere la strada forestale e vedere se e come recupero questa fatica. Da qui al Rif. Pertica il percorso è lo stesso del precedente post 'Rif. Revolto - Rif. Pertica - P.sso Malera - Rif. Revolto'. 
Alla prima curva della strada forestale sento di aver già recuperato. Ah che bello! E qua scatta quello che non avrei mai pensato. In fondo io non sono li per rifare le stesse cose, sono li per provare cose nuove, per giocare coi miei limiti. E cosa faccio? Comincio a correre, sì a correre. Con il chiaro intento di sentire il mio corpo appesantito correre in modo sgraziato e la pancia ballonzolare. Perchè devo essere consapevole del mio limite e magari accettarlo. Un deficiente con lo zaino che corre fino alla croce di d. Mercante! Ci arrivo e grazie a Dio non ho il cardiofrequenzimetro. Un escursionista che scende e che ha visto la scena  di questi 5-600 m. (??) da 'Momenti di gloria', mi guarda stupito....ah....sapesse!
Riprendo fiato e riparto. Aspetta che ore sono? Come sono messo rispetto alla tabella di marcia? E qua altro pensiero chiave della giornata. Ma perchè ho bisogno di sapere quanto tempo ci sto mettendo? Non ho appuntamenti! Perchè devo sempre far diventare il buon esito finale di quanto sto facendo la chiave di lettura rispetto all'esperienza che sto vivendo? E' vero hai ragione...non mi gusto il 'qui e ora', forse ancora peggio, non lo vivo, lo consumo. Avrò mica trasformato la mia anima in un budget vivente?
Con questi pensieri arrivo al Rif. Pertica (1522 m.). Li si che guardo l'ora. Tanto sono arrivato. E' solo prendere atto. Chissà quanti camosci non ho visto in vita mia perchè ero troppo occupato a tenere il ruolino di marcia.
Sono le 11:10. Mi fermo un po' e poi ridiscendo attraverso tutte le scorciatoie fatte proprio sabato con Benedetta.
Le sensazioni in discesa sono ancora positive. Arrivato a Revolto ripercorro a ritroso la strada dell'andata incontrando persone qua e la. Agli Orti non ritrovo il mio amico camoscio, c'è gente che fa il pic-nic. Giù, in discesa per il primo strappo, percorso natura asfaltato e arrivo al punto di partenza.
Ho sete, prendo la bottiglietta che ho in auto, ma butto quell'acqua, qui vicino c'è una fonte, sempre meglio andare all'origine delle cose.

Nessun commento:

Posta un commento