Le intenzioni erano di salire con la funivia al Rif. Fiori del Baldo per poi puntare cima Telegrafo e tornare attraverso il Sentiero Natura. Una telefonata preventiva agli impianti ha chiarito che non erano aperti a causa delle condizioni metereologiche. E quindi repentina alternativa con partenza dalle Pozze. Maddalena e Cristiana si son fidate...peggio per loro!
Le foto sotto chiariranno la situazione, che può essere sintetizzata in: escursionismo nella nuvola condito da pioggia, umidità e freddo (non avrei mai pensato di utilizzare i guanti!).
Partenza ore 09: 45 dalle Pozze di Pralongo (m. 1280), il parcheggio deserto è indicativo rispetto all'originalità della nostra scelta. Primo tratto di strada asfaltata fino alla sbarra che chiude il traffico verso i Baiti dell'Ortigara. Sarà la via del nostro ritorno. Proseguiamo per la strada militare che sale in modo graduale in mezzo alla faggeta e arriviamo al bivio con la strada che sale a Bocchetta Naole (m. 1648). Sono le uniche foto del percorso.
Scegliamo di non andare direttamente al Rifugio ma di arrivarci tramite la cresta di Naole e prendiamo il percorso a destra. La strada sale ancora gradualmente e via via il vento ci conferma che stiamo arrivando alla bocchetta. Da qui si dovrebbe vedere la Val d'Adige, ma il panorama ha più a che fare col Cis quando annuncia la nebbia in Val Padana. Superiamo l'ex caserma del Forte, oggi gestita da Legambiente (m. 1650), e arriviamo praticamente davanti al Forte senza riuscire a vederlo.
Non avrebbe senso salire al punto panoramico e optiamo per il sentiero nella valletta a fianco, che ci porta direttamente ad incrociare il quello che sale dai Colonei di Caprino e saliamo in cresta.
A dire il vero ci restiamo anche poco. Un veloce referendum dove il mio voto sarebbe stato totalmente inutile ci porta a scendere sulla strada militare sottostante sperando in un percorso meno ventilato e freddo.
L'esposizione cala, anche se il cambiamento non è sostanziale. Ma finalmente uno squarcio tra le nuvole fa avverare la profezia ad libitum di Madda: si apre! Per 35-40 secondi possiamo vedere Limone, sulla sponda bresciana del Lago di Garda.
Continuiamo a camminare, passiamo sotto agli impianti della funivia e poi con qualche tornante arriviamo al Rif. Fiori del Baldo (m. 1835). Ehm...solo adesso mi rendo conto del dislivello, 545 m. A Cristiana ne avevo assicurati 350 m.!
L'arrivo al rifugio è pieno di speranze, ci vogliamo riparare dal freddo e dal vento, riposare e, vista l'ora, anche mangiare non sarebbe una brutta idea. Ma quando comincia, nella nebbia, ad intravedersi il Fiori del Baldo, lo scopro con le imposte totalmente chiuse e vedo una figura allontanarsi. Piccolo momento di 'terrore' ma la maniglia si apre, guardo sollevato Maddalena e Cristiana ed entro.
Il rifugio è buio, e ci sono i gestori: la signora Annamaria e il marito Adriano. Diciamo che vanno al concreto delle relazioni e non sono adatti per tenere un corso di 'public speaking'. Credo faciliti capire la situazione sapere che, mentre eravamo ancora sulla soglia, la signora Annamaria ci ha informato, con termini non esattamente tecnici, che adesso con Monti e le ispezioni della finanza la loro soglia di convenienza si è alzata e quindi delle volte conviene tenere chiuso. Non esattamente la proverbiale accoglienza dei Rifugi. Ma come con la vera gente di montagna, una volta arrivati al sodo anche la comunicazione si scioglie.
In questo caso si è sciolta soprattutto grazie all'accensione della stufa. La signora Annamaria credo abbia una temperatura corporea di 3-4 gradi più alta del normale, il signor Adriano ci fa omaggio di una cartina e di qualche aneddoto. In mezzo pasta e fagioli, caffè e i waffle portati da l'unica persona a cui potete chiederli in Italia: Cristiana (www.waffleitalia.it ...così mi son fatto perdonare il falso dislivello!).
Nel frattempo arrivano altri escursionisti. Dovrebbero riconoscerci una fee per aver preparato loro condizioni di calore ambientale e umane accettabili.
Nel frattempo arrivano altri escursionisti. Dovrebbero riconoscerci una fee per aver preparato loro condizioni di calore ambientale e umane accettabili.
A fine pranzo ci facciamo coraggio, ci rivestiamo e usciamo nella stessa situazione metereologica che avevamo lasciato per intraprendere la strada del ritorno. Scartiamo subito di scendere direttamente a Malga Prada ( m. 1550 ex Rif. Mondini) attraverso il sentiero che passa sotto alla funivia. Probabilmente i nostri fondoschiena non ce l'avrebbero perdonato.
Quindi torniamo ripercorrendo la strada militare e arriviamo al bivio verso Bocchetta Naole. Qui proseguiamo fino a quando non incrociamo il sentiero che scende a destra, prima alla chiesetta della Madonna della Neve (m. 1438), ex voto di nobili veronesi sopravvissuti alla peste del 1630, e poi appena sotto ai Baiti dell'Ortigara.
Da qui, anche attraverso qualche scorciatoia e con qualche pausa a contenuto botanico, la strada forestale nella faggeta ci riporta alla sbarra che incrocia la strada asfaltata che ci riporta al parcheggio delle Pozze di Pralongo.
La voglia di salire in auto e del 'riposo del giusto' presso le mura domestiche è evidente e meritata. E scendiamo verso la pianura.
Il Baldo è splendido per la flora e il panorama. Ma anche queste condizioni alternative ci hanno confermato come l'essenzialità del camminare in montagna sia sempre gran nutrimento per l'anima.
Quindi torniamo ripercorrendo la strada militare e arriviamo al bivio verso Bocchetta Naole. Qui proseguiamo fino a quando non incrociamo il sentiero che scende a destra, prima alla chiesetta della Madonna della Neve (m. 1438), ex voto di nobili veronesi sopravvissuti alla peste del 1630, e poi appena sotto ai Baiti dell'Ortigara.
Da qui, anche attraverso qualche scorciatoia e con qualche pausa a contenuto botanico, la strada forestale nella faggeta ci riporta alla sbarra che incrocia la strada asfaltata che ci riporta al parcheggio delle Pozze di Pralongo.
La voglia di salire in auto e del 'riposo del giusto' presso le mura domestiche è evidente e meritata. E scendiamo verso la pianura.
Il Baldo è splendido per la flora e il panorama. Ma anche queste condizioni alternative ci hanno confermato come l'essenzialità del camminare in montagna sia sempre gran nutrimento per l'anima.

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