Le ultime settimane sono state caratterizzate, in rigoroso ordine cronologico, dalle elezioni politiche e pontificie.
Eventi molto diversi, accomunati da due situazioni: l'assoluta erroneità delle previsioni della vigilia e un inizio che sembra essere foriero di cambiamenti significativi rispetto al clichè, visto finora.
Per le mie personali convinzioni, accomunare Grillo a Papa Francesco è da esilio e scomunica, ma ritengo siano, con modalità e attese diverse, agenti di speranza. E Dio sa quanto ne abbiamo bisogno.
Beppe Grillo, col suo Movimento 5 Stelle di cui ho scritto anche qui, è andato oltre le più rosee previsioni, meritandosi il consenso di 1 elettore su 4.
Sbaglia chi derubrica la cosa a semplice voto di protesta. Non è solo un modo per mandare 'avvisi di sfratto' a chi ha occupato la scena politica in questi anni. Il segnale che io percepisco, riguarda - invece - l'insofferenza rispetto alla diversa velocità tra la vita reale e la politica italiana.
Spinte verso nuovi paradigmi di appartenenza, il fare politica come servizio, nuove possibilità di condivisione, con l'aiuto delle nuove tecnologie, da contrapporre alla polverosa e stantia liturgia della politica attuale.
Questa mi sembra una speranza da ultima spiaggia. La deriva, se finisse tutto a tarallucci e vino, sarebbe molto pericolosa.
La sera del 13 Marzo, poi, i cardinali ci servono la sorpresa papale. Tutti in attesa del Card. Scola, del Papa Nero o di chissà chi altro, ed eccoci Papa Francesco.
Già il nome, che richiama subito il poverello di Assisi, chiamato a 'riparare la Chiesa'. E quello che accade è assolutamente coerente con questa chiamata.
Prima di benedire, chiede di essere benedetto dal Popolo. Poi le preghiere della semplicità: il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Gloria. Non si dice mai Papa, ma Vescovo e fa continuamente riferimento al Popolo.
Sale sul pulmann dei cardinali e non sull'auto papale. Il giorno dopo vuole andare a pregare la Madonna prima di andare dal sarto e passare a pagare l'albergo.
Si viene a sapere che gira per Buenos Aires in metropolitana, che abita in un appartamento da solo dove si cucina, che tifa il San Lorenzo, e ama il tango.
Insomma, al netto delle enfasi e suggestioni giornalistiche, un tocco di umanità e di veracità, che sotto sotto ci ricorda un po' l'indimenticabile Giovanni Paolo II.
Anche qui la speranza che nella casa di Dio faccia corrente. Quella sana, che fa sbattere porte e finestre, ma che fa girare l'aria.Che rinnova, che lascia freschezza.
Per me una speranza diversa da quella sopra. Una speranza che punta più a costruire. Grillo usa molto il 'loro', Papa Francesco ha usato molto il 'noi'.
Perchè la speranza non passa dalle distinzioni, ma dall'aumentare la capacità di condividere.
Bella Lello! sono d'accordo su tutto e ne avevo scritto anch'io si madovehailatesta...
RispondiEliminaBella l'immagine della corrente d'aria, che mi ricorda tanto lo Spirito Santo.
Bello anche il "loro" contrapposto al "noi": è il passo che Grillo non si decide a fare (e il motivo per cui non ha avuto il mio voto). O si passa al "noi", oppure ci ostiniamo a impedire che la Corrente d'Aria agisca con tutta la sua forza e ci rinnovi...
madovehailatesta.blogspot.it
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