Terzani in 'La fine è il mio inizio', dice: 'La regola secondo me è: quando sei ad un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. E' più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è più speranza. E' difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, tiene all'erta.
Giove ha condiviso, e ha premiato questa speranza.
Di certo non ci ha agevolato il Comune di San Zeno di Montagna, non rendendo praticabile la strada che da Prada porta alle Pozze di Pralongo. Impossibile ad un certo punto andare avanti, costringendoci ad una repentina ritirata strategica, e a partire qualche tornante più in basso.
Dopo i preparativi del caso, tagliamo in mezzo al bosco per arrivare alle Pozze. Lo facciamo sostanzialmente seguendo le impronte di un capriolo che ci ha preceduti con le stesse intenzioni. Certo la strada tira fin da subito e, visto il livello della neve, le ghette sono proprio utili.
Arrivati alle Pozze prendiamo la strada che sale verso Naole, lasciando a sinistra quella per i Baiti dell'Ortigara.
Una comoda traccia ci evita la faticaccia di aprire il sentiero, e mentre restiamo dentro la faggeta, anche la consistenza della neve facilita il nostro camminare.Quando usciamo, il sole chiede conto del suo tepore, rendendo il procedere meno efficace.
I riflessi sono splendidi, peccato per le nuvole basse che impediscono che la vista arrivi fino al Lago di Garda.
La neve è alta e la segnaletica estiva quasi sommersa ne è una dimostrazione.
Appena superata la deviazione per Naole, che evitiamo immaginando che neanche le racchette da neve basterebbero, la traccia lascia la strada forestale per salire in cresta.Qui ci ricordiamo della camminata fatta un anno fa, raccontata qui. Tanto era brutto che non aveva avuto senso fare foto. Il destino a volte è bizzarro.
Saliamo sulla cresta con vista sulla valletta di Naole e camminare da proprio soddisfazione.
Un po' di attenzione alla traccia. E' chiara, ma ogni tanto le 'onde' dovute al deposito della neve, consigliano leggere deviazioni più prudenti.
Siamo in vista del Rifugio Fiori del Baldo e comincia un faticoso sali e scendi.
Un po' di stanchezza e tanta fame cominciano a farsi sentire e l'erta finale è il colpo di grazia.Arriviamo belli cotti (in tutti i sensi!) e siamo accolti dai gestori Silvana e Adriano. Sarà il sole, ma sono molto più cordiali rispetto ad occasioni precedenti. Parliamo di come è andata la stagione, della loro stazione metereologica e delle inesistenti iniziative per ravvivare l'offerta turistica sul Monte Baldo.
Finito il lauto pranzo, riscendiamo.
All'uscita dal Rifugio, nuvole basse ci invitano alla prudenza. Per ritrovare la traccia serve attenzione. Ma è questione di poco.
Ripercorriamo all'inverso il percorso dell'andata. Notando i distaccamenti della neve, frutto del caldo di quelle ore.
Stanchi e soddisfatti ritorniamo all'auto. Nel frattempo il sole ha contribuito anche a sciogliere la neve sulla strada, rendendola meglio praticabile per il ritorno.
In effetti 'a salire c'è speranza!'.
scusa per camminare hai usato degli scarponi da montagna (quelli estivi) con le ghette ?
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