Il tutto inizia Venerdì 1 Giugno quando, dopo 1 anno e mezzo di inattività ciclista, Pesarin mi riconsegna la mia Merida.
Un'ora di giro sull'argine dell'Adige giusto per provare il mezzo. Test ripetuto sabato mattina e poi, nel tardo pomeriggio, sono nel luogo del misfatto: la Val di Fiemme.
L'occasione è ghiotta: giornata di formazione lunedì 4 in Fiemme 3000 (www.fiemme3000.it), preceduta alla domenica da giro in bici per partner e collaboratori.
Per me un modo per festeggiare il calo di 10 kg in 3 mesi, ma anche il rischio di fare una brutta figura davanti al pubblico dell'indomani mattina. E infine, diversamente da quanto preventivato fino a qualche giorno prima, il non trascurabile particolare che non si trattava di un percorso per mountain bike ma su strada.
A cena, capendo il livello dei partecipanti (qualcuno dice 'il Passo Pordoi è pedalabile') consolido la strategia per l'indomani mattina: non posso permettermi di mettermi alla prova con questi personaggi e con bici che peseranno 6-7 kg meno della mia.
E al mattino l'approccio è chiaro: anticiperò la partenza prevista alle 10. E infatti alle 08:15 sono a Predazzo, devo dire che il tempo non ispira molto, e il timore di prendere acqua è tanto. Non dirò a nessuno che capita così ogni volta che faccio qualcosa che abbia a che fare con la montagna.
Alle 08:40 sono pronto, inforco la bici e vado. L'inizio non è dei più entusiasmanti, faccio l'errore di imboccare la galleria che evita di passare attraverso Ziano di Fiemme. Due km di galleria e il terrore dei motori rombanti che ti passano a fianco, non passava più!
Uscito decido di averne abbastanza e mi ricollego alla strada statale che dovevo prendere e che attraversa a quota 1000 la Val di Fiemme fino a Cavalese. Arrivo sotto a Panchià e risalgo al centro paese attraverso un bel strappo che da qualche soddisfazione al battito cardiaco. Passo a fianco di una fontana che mi riporta a quando, a 17 anni, ho percorso zaino sulle spalle col mio amico Marco questi luoghi.
Anche sul percorso ho maturato una strategia alternativa. Quello ufficiale passerà nel fondovalle e a Masi di Cavalese risalirà. Ma io voglio fare meno strappi possibili per potermi confrontare al meglio con la salita ad Anterivo.
La strada è un piacere, pochissime auto, qualche ciclista in giro e i preparativi per la giornata ecologica, soprattutto presidi enogastronomici, ma direi che non è il caso di pensarci.
Arrivo a Cavalese e chiedo conferma sulla prossima destinazione: il Passo di San Lugano. Peccato che incroci solo turisti o lavoratori non indigeni, continuo a pedalare e un cartello stradale mi conferma che la strada è giusta. Comincia leggermente a salire, facendosi sentire in prossimità e dopo una galleria. Ma resto ad una velocità degna di nota senza far alzare troppo il battito e arrivo al Passo di San Lugano bivio per salire ad Anterivo.
Durante il tratto precedente mi sono anche un po' alimentato e qui mi fermo un attimo, per prepararmi al meglio al momento topico, 6 km di salita e 200 m. di dislivello. Mica il Passo Gavia, ma tutto dipende da come si fanno le cose.
All'inizio la salita è dolce. Davide mi ha detto 'è pedalabile, ad un certo punto hai 1 km che tira, devi tenere e poi arrivi ad una staccionata e li spiana'. Vediamo.
In effetti arrivo a metà salita che ancora salgo bene e dopo un tornante ecco che la strada aumenta la sua pendenza. Niente paura, pedalata più leggera, nessuno mi corre dietro e non ho alcuna intenzione di esagerare coi battiti. Ad un certo punto mi sembra che stiano salendo troppo e mi fermo. Come in tutto il percorso fatto finora constato che recupero molto velocemente la soglia aerobica. Camminare in montagna mi ha già allenato: il cuore c'è, adesso tocca alle gambe!
Riprendo la retta via e la strada non accenna ad addolcirsi, faccio una curva ed ecco la staccionata. L'imprecazione a Davide è d'obbligo, probabilmente abbiamo un'idea diversa di 'spianare', ma tengo duro e arrivo a dove si scollina.
Che soddisfazione! Adesso scendo velocemente e arrivo al campo sportivo di Anterivo dove aspetterò l'allegra brigata...e mi godo il giusto rilassamento :).
Aspetto 40 minuti e arrivano i primi. Mi hanno recuperato 40 minuti. La coda del gruppo ha tenuto i miei tempi. Ci si accorda sulla discesa e io decido di accodarmi all'Amm. Delegato. Qualsiasi cosa succeda verranno sicuramente a cercarlo, mi sembra un'ottima garanzia per affrontare la mia prima discesa dopo tempo.
Passiamo per Anterivo e poi giù per uno sterrato. Mi verrebbe da superare, almeno in questo caso potrei far valere la coerenza del mezzo, ma faremo gli sboroni in altre occasioni. La discesa è divertente e 'delicata', meglio non sbagliare le misure si rischia di farsi del male. Ci fermiamo a metà ad aspettare Davide che ha sbagliato strada (alla faccia dell'organizzatore! :) ) e nel frattempo una bici si buca da ferma, incredibile!
Ricostituito il gruppo ancora giù tra i 50 e i 60 km/h fino a Molina di Fiemme, strada piana a fianco dell'Avisio e ponticello per gli ultimi 7-800 m. prima dell'arrivo. Maledetti!
La salita più dura della giornata, me ne rendo conto subito e non seguo chi la prende allegramente. Mi supera un ragazzetto, lo guardo senza neanche tentare di dare ascolto al mio ego che mi imporrebbe di reagire. Mi supera anche la mamma, qui il mio ego viene compensato in modo diverso, e alla fine mi sento affiancare e salutare con giovialità: buongiorno!
Mi giro una bionda mi parla, forse offuscato dalla fatica penso: il mio fascino colpisce comunque! Ma metto a fuoco chi mi sta a fianco ed è Bea, che in segno di amicizia mi guarda sorridendo e mi supera pure lei!
...e arrivo all'agriturismo. Contento! Come tutte le volte che dici 'anche questa è fatta' (come disea quelo che gavea apena copà so mare! aggiungerebbe papà Loris). La seconda parte del mio personale percorso di benessere psicofisico è ufficialmente inziata!


Seguito passo passo...Le brutte figure le fanno quelli che invece che scendere in campo e magari tirare i rigori, stanno in tribuna con l'ombrello aperto a sparare giudizi...Benvenuto nel club dei tossici!
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