domenica 13 maggio 2012

LA SINDROME DA NAVIGATORE SATELLITARE

Dati del 2008 dicevano: il 25% degli automobilisti usa il navigatore satellitare. Quando deve farne a meno 1 su 3 va in crisi: il navigatore satellitare crea dipendenza (Sindrome da navigatore satellitare), impedisce - ad impianto spento - di gestire con sicurezza e coraggio strade ed incroci sconosciuti.
Ma l'insicurezza e il coraggio riguarderanno solo gli incroci stradali o anche gli incroci della vita?

In principio era l'Atlante Stradale. Era posizionato mezzo ricurvo nella tasca della portiera del guidatore. Usciva dalla sua tana solo alla vigilia di viaggi importanti per studiare il percorso. Qualche smemorato poi se lo dimenticava a casa e la situazione che veniva a crearsi metteva in evidenza le differenze di genere: il maschio, facendo leva sulla presunta memoria provava tutte le strade possibili e immaginabili, la femmina 'ma non puoi fermarti e chiedere?'
Poi fu la mappa online. Grande strumento di rasserenamento tra il maschile e il femminile. L'Atlante restava in auto e la mappa veniva consultata prima della partenza. Certo si perdeva un po' di senso della realtà (la mitica tangenziale di Mestre si doveva teoricamente percorrere in meno di 15 minuti!) ma dava un'idea.
Infine fu il navigatore satellitare. Prima sui palmari, poi su dispositivi ad hoc, ora su smartphone e tablet. Appartengo a questa terza generazione e rischio di mettere il navigatore anche per andare a fare la spesa a 3 km da casa :).
Le opportunità che offre il navigatore sono presto dette. Ti indica la via con le caratteristiche volute, grazie a software sempre più raffinati, valuta il tempo necessario per arrivare a destinazione, indica eventuali punti di interesse lungo il percorso e interagisce con la situazione del traffico in tempo reale.
Le minacce arrivano tutte dall'uso che se ne fa. Strumento o dominus della navigazione? Basti pensare  se l'uso costante ci ha fatto aumentare o diminuire la conoscenza delle strade. E non sto parlando di dove voltare a destra, ma del riuscire a contestualizzare il percorso e viverlo con occhi attenti e curiosi. Oppure se ci permette di messaggiare mentre guidiamo, salvo poi esclamare al ritorno 'ma sono passato da qui?'
E la sindrome per me non sta nell'ansia che genera un incrocio, ma nel trasferire tutto questo nella vita. Nel rischiare di avere più soddisfazione dal controllo della situazione che dal vivere in pienezza la situazione stessa. Perchè le energie che destini al controllarla non le destini al viverla. Un po' come stare attenti alla svolta che ci sarà fra 700 m. o all'aver maturato un minuto di ritardo nella tabella di marcia, e perdersi il giardino di una villa dell'800 a cui stai passando a fianco.
O come ho già avuto modo di dire nel post 'Dogana Vecchia - Rif. Passo Pertica', perdersi la vista del camoscio perchè troppo impegnato a controllare e rispettare il ruolino di marcia.
Mi spingo a dire che potenzialmente il navigatore, come il social network e le chat, è un anestetizzatore sociale. Sono dei paraspigoli per adulti. Vuole evitarci l'altra faccia della medaglia, lo spaesamento, l'insicurezza, l'errore. Ma non sono queste leve che ci consentono di vivere? Di rinnovarci? Di scoprire?
Dove ho lasciato il mio vecchio Atlante Stradale?

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