Quando, a qualche km da Legnago, la nebbia ha ceduto il posto ad un bel sole mattutino, ho avuto la conferma che ne era valsa la pena.
La temperatura è bassa, meno di 15 gradi, ma non soffro molto il freddo. Sensazione che migliora col passare del tempo e del pedalare.
Non ci metto molto ad arrivare a Montorso Vicentino. Una salitella fino alla piazza principale e poi, scelgo di evitare la salita da Via Tovi per prendere quella da Via Pasubio. Mi devo ricredere, la seconda aveva delle pendenze da stare poco allegri, quindi torno sui miei passi.
Alla fine della via, leggera curva a destra e poi Via Bertola. Prima in salita con asfalto, poi sterrato quasi melmoso.
Salire da qui non è facile. Mi tocca tirare la bici. Prendo un sentiero sulla destra e salgo. Sempre a piedi e sempre bici a mano. Passo a fianco ad una cabina, acquedotto o Enel non capisco, e - sempre con le stesse modalità - affronto l'ultimo strappo fino ad arrivare ad una contrada e alla strada asfaltata.
Da qui il panorama è bello. La foschia sta cedendo il passo al calore del sole. Io non sono stanco e adesso posso rimettermi in sella e ripartire a pedalare.
Il sentiero mi ha portato in una specie di altopiano sul confine tra Verona e Vicenza.
La strada asfaltata mi porta su quella principale, che collega Montorso Vicentino ad Agugliana.
Adesso è un continuo saliscendi. Bello, veloce e panoramico. Le discese diventano la rampa di lancio per affrontare le salite, anche con rapporti lunghi. E' divertente.
Supero in questo modo Agugliana e tiro dritto. Ho studiato su Street View gli incroci, mi sento sicuro.
Infatti resto sulla principale, evitando la strada che scende verso Gambellara, e svolto a sinistra all'incrocio successivo, direzione Pieropan ed Omomorto.
Beh, la prima mi richiama ad un'azienda vitivinicola, ma la seconda...Omomorto...'somma!
Continuo a pedalare, allo stop giro a sinistra, lasciandomi - sempre la sulla sinistra - la suddetta, lugubre, località. Noto un proliferare di cacciatori, fin dalla salita iniziale mi ero posto il problema di rimanere impallinato, e qualche fungaiolo.
Entro in territorio veronese e arrivo a Santa Margherita, lascio sulla destra la strada che scende a Roncà, e si comincia a salire fino al bivio per Brenton. Resto sulla principale e, dopo qualche saliscendi, prendo velocità.
Mi faccio così prendere dall'ebbrezza dello scendere e dell'impostare la scia nell'alternarsi delle curve, che salto la deviazione.
Me lo dice un operaio che sta facendo dei lavori stradali. 'Te l'è passa' via!' Mi sollecita a ripercorrere il km fatto in più (stavolta in salita, ma per lui non sembra un gran problema!), magnificendo lo sterrato che dovevo prendere.
In passato sarebbe stata una via crucis, invece in 10 minuti ritorno sui miei passi.
Aveva proprio ragione. Lo sterrato, in discesa, è proprio bello. Scorrevole, fondo che invita a lasciarsi andare, fino a raggiungere l'asfalto e le prime case di Ponte Cocco. Qui rallento, per prudenza, e arrivo all'auto.
Porterò a Legnago un po' di questo sole!


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