martedì 3 luglio 2012

CRESTE DEL BALDO

Alcuni luoghi sono dei maestri. Perchè ti raccontano qualcosa di quello che sei, te la fanno scoprire, a volte dolcemente, a volte sbattendotelo in faccia. E come capita coi maestri, il fastidio causato da 'amor proprio', orgoglio e resistenza al cambiamento, ti fa allontanare. Ma dopo torni, perchè non ci si può sottrarre all'attrazione tra poli opposti, e all'energia che crea.
Tutto questo sono per me le creste del Baldo. Come direbbe Susanna: una 'palestra del sè'.
Fin dal primo mattino, ho cominciato ad ipotizzare varie soluzioni pur di non andare. Che andavano dal caldo eccessivo, alla necessità di tagliare il prato, ad altre destinazioni all'insegna della gradualità. E' incredibile il gioco di attrazione e resistenza che si genera a volte.
Ma era scritto...e son partito! Destinazione San Michele sopra Malcesine, stazione intermedia della funivia. Arrivo, mi preparo, mentre la calura si fa sentire. Ho qualche sussulto mentre mi cospargo di protezione 20! Ma guardo il cielo, stavolta è dura portare sfiga.
Salgo nella cabina girevole della funivia, e ben presto mi trovo ad ammirare il meraviglioso panorama, immerso nell'effetto stalla! All'apertura delle porte un moto di sollievo generale e poi fuori, ed eccole là che mi aspettano: Pozzette, Longino, Val Finestra e Valdritta, le quattro cime delle creste.
Scendo giù alla selletta per cominciare la salita. Incontro un mbiker bizzarro, che sta tentando di risalire una pista da sci. Rinuncia e anche lui spinge la bici per il pendio, recuperando la strada sterrata e fermandosi a riprendere fiato....mi ricorda qualcuno!
Arrivo con una certa facilità alla cima delle Pozzette e comincia il gioco dentro. Fuor di dubbio che camminare in cresta mi dia qualche disagio. Non soffro di vertigini, ma il vuoto mi genera una discreta ansia. Non so se chiamarla paura! Lo vedo dalle traiettorie che scelgo, a volte le più a monte invece che le più comode. E lo sento da come poco alzo il mio piede, quasi a voler restare attaccato a terra il più possibile. Osservazione dello zio Piergiorgio fattami più di 20 anni fa, durante l'Alta Via n°5.
Per controllare questa ansia, lo sguardo corre sempre a guardare il sentiero all'orizzonte, per scorgere in anticipo eventuali situazioni delicate. I montanari sanno bene quanto la prospettiva inganni. Il risultato è di non guardare dove si mettono i piedi, per osservare qualcosa che non è reale. Direi che come sega mentale non è male! E' il mio gioco tra scoperta e aspettativa, ma mi fermo qui, merita un pensiero dedicato questa cosa.
Supero la cima delle Pozzette e una coppia di tedeschi non giovanissimi, coi loro due cuccioli di bovaro bernese (stupendi!): Comincio il sentiero verso la cima Longino. Un passaggino di poco conto mi fa scattare l'ansia. E superato mi blocco. Mille pensieri, al solito! Torno indietro? Ma forse è più pericoloso! Insomma un sacco di pippe gratuite, sbloccate dal passaggio dei tedeschi appena superati e dall'aver maturato un compromesso: fin qua niente di pericoloso, se trovo passaggi delicati posso sempre tornare indietro. Certo il colmo è che io le creste del Baldo le ho già fatte una  volta :) .
Arrivo a cima Longino. Ho risuperato la coppia e sono in compagnia di due che parlano di un trekking sulle Pale di San Martino. Da qui il panorama è notevole.
Scendo verso la selletta che collega a Cima Val di Finestra. Un po' scivolosa, ma sicuramente la situazione è migliore rispetto alla volta precedente, quando nel bel mezzo delle creste cominciò a farsi sentire un temporale. Attraverso mughi, il sentiero non sale in cima ma prosegue in costa per aggirarla.
Si cammina costantemente sul versante est per arrivare in prossimità della Valdritta. Qui dopo aver aggirato un circolo morenico, ci si inerpica facilitati anche da una catena. L'ultimo pezzo di cresta e poi si arriva in vista della Forcella.
Eccoci qua, con soddisfazione! 2 ore e mezza di cresta, fatta anche con relativa brillantezza se non fosse stato per un momento di empasse, la cosa più utile delle giornata!
Adesso qui il sentiero scende. Ho fame. Decido di ristorarmi in fondo al ghiaione. Mi aspettano barretta e integratore da zaino idrico. Alla faccia dello slow food.
La sensazione in discesa è molto bella. Mi conferma che la fermezza di piede sta veramente crescendo con l'allenamento. Vedo due camosci che non riesco a fotografare. E in fondo mi fermo.
Finito il 'pranzo' riparto con una salitina che mi porta al sentiero tra i mughi che ricordo bene. Fa perdere altitudine molto velocemente ma da una sensazione di ampiezza che non ricordavo. Probabilmente hanno tagliato un po' di piante. Questo mi da sicurezza e mi fa procedere molto velocemente. Il panorama è sempre bello, ma il sole picchia. Ho voglia di trovare il bosco.
Continuo a scendere per circa un'oretta, fino a quando l'ombra mi accoglie. Mi tolgo gli occhiali da sole per gustarmi l'abbassamento di luce e purtroppo finisco l'acqua.
Ma avanti tutta. Rilassato e contento! Ed è proprio quando ci si rilassa che succede il patatrac! Infatti, mentre sto procedendo spedito, metto male il piede, la solita caviglia si piega innaturalmente e un dolore lancinante mi fa urlare! Mamma mia che male. Per fortuna non mi impedisce di riprende a camminare. Prima lentamente e poi con un discreto ritmo. Fino a quando arrivo al bivio col sentiero che salirebbe direttamente a Tratto Spino.
Da qui la strada forestale è ampia e scendo velocemente fino a San Michele, cercando inutilmente qualche fonte ai lati della strada. Pazienza, arricchirò qualche esercente locale. 
Una palestra durata 5 ore. Di cammino intenso da tutti i punti di vista. La cosa più bella è che sto imparando a giocare con me stesso. Forse per questo sto dimagrendo: trattengo meno! Tornerò!



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