martedì 19 giugno 2012

PUNTA SAN VIGILIO - CRERO - ALBISANO

Avete mai provato ad andare in bici dentro ad una sauna? Diciamo che è quasi un'esperienza mistica, ma direi che si può vivere benissimo anche senza, peccato che te ne rendi conto dopo!

L'obiettivo era intrigante, week end sportivo, abbinando questo giro in mountain bike alla salita a piedi al Monte Altissimo.
A volte si perde il senso del limite, e andare in giro per il Lago di Garda, partendo alle 15 della giornata più afosa dell'anno (35°), è una di queste occasioni.
Mi ero pure dimenticato a casa le barrette energetiche e ho rimediato come meglio ho potuto in un bar del Centro Commerciale di Affi.
L'occasione era bellissima, pedalare in vista lago, cercando di interiorizzare l'illuminante incontro con  Mihaly Csikszentmihalyi, l'ideatore della teoria del flow. Grande regalo ricevuto da Franco in mattinata.
Arrivo a Punta San Vigilio, ma il parcheggio è pieno, e quindi torno indietro sulla strada per parcheggiare sulla banchina. Mi preparo e sono pronto a partire, con tante attese rispetto alla prestazione. E' la quarta volta che faccio questo percorso e voglio vedere se il mio stato di forma è quello che penso.
Parto, e il caldo si fa subito sentire, prendendo la strada acciotolata che porta al Castello. Ma vado via tranquillo, con attenzione alla frequenza cardiaca. Anche il rapporto che sto spingendo mi da speranza. Arrivo ad un punto panoramico, dove non si può fare a meno di fermarsi per ammirare lo scenario che ho attorno.
Il percorso continua in falsopiano, dopo la salita entro nel bosco e arrivo ad uno strappetto che ho sempre fatto tirando la bici per qualche decina di metri. Stavolta resto in sella, ed è la prima soddisfazione.
Continuo sulla strada che mi propone continui saliscendi, alternando sterrato a cemento. Sto attento a non prendere troppa velocità. Passo comunque in mezzo a cancelli e non vorrei mai scontrarmi con qualche disattento che esce.
Però il battito non scende, resta sempre ad un livello che non mi piace. Arrivo alla strada che sale ad Albisano. Ne percorro un tratto in salita ma sempre con un battito che provo a far scendere senza riuscirci quanto vorrei.
Al primo tornate svolto a sinistra verso Loncrino e Coi. Passo l'Osteria Loncrino e poi arrivo a Coi. Qui so cosa mi attende. Alla fine della contrada per un attimo sbaglio e prendo la strada in discesa, ma mi fermo subito, dovevo svoltare a destra in salita e poi prendere uno sterrato. Il percorso poi  dovrebbe diventare un sentierino che ho sempre fatto spingendo la bici. La stradina comincio a percorrerla in sella, ma dopo un po' comincio ad alternare soste allo spingere la bici. La frequenza cardiaca va oltre il limite che mi sono dato, e mi fermo finchè non lo abbasso. Lo faccio due volte e sono molto deluso, non sono ancora arrivato al sentierino. E invece, sorpresa delle sorprese, faccio una curva e mi appare la strada. Ricordavo un sentierino che non c'è. Ok mi rincuoro, ho fatto la stessa fatica delle altre volte.
Prendo la strada asfaltata, che poi lascio quasi subito seguendo le indicazioni del 'Giro del Pellegrino'. Lo sterrato diventa un bellissimo single track. Lo faccio tutto, ma ad un certo punto il battito è troppo alto e mi fermo. Sconforto. Faccio tesoro delle esperienze montanare. Prima ritrovare un equilibrio fisiologico e poi pensare. Mangio un po' di cioccolata quasi sciolta del bar di Affi e bevo l'integratore, il tutto sedendomi all'ombra.
So dove sono, fra poco avrò una salita con fondo particolarmente sconnesso, praticamente una frana, e li salire in sella è impossibile.
Dopo la pausa ristoratrice riprendo la via e trovo esattamente quello che mi attendevo, che affronto con 2 soste intermedie abbassafrequenza.
Arrivato sopra diventa un gusto pedalare, intervallato da qualche lastrone di roccia da superare. Scivolo particolarmente nel camminare, ma mi immagino sia il gancio degli scarpini. Il single track diventa stradina sterrata. L'ombra mi rida un po' di sollievo, incrocio la salita per Albisano e tiro dritto arrivando, dopo la digressione per i 'Graffiti di Crero' alla ciottolata che scende ripidamente alla contrada.
Mi fermo, prendo fiato, faccio qualche foto e mi ristoro con un gelato-biscotto e 1 litro d'acqua. Mi tocca sorbirmi un dibattito di macroeconomia con critica alla politica economica di Monti e monetaria di Draghi. Non avrei neanche la forza di contribuire :).
Quando mi sento in forze, torno indietro per la strada da dove sono venuto. Affronto la ripida salita ciottolata, e - superate le panchine panoramiche - entro nello sterrato all'ombra (faggeta forse!). Qui sempre la stessa tecnica, faccio tutto in sella ma ad un eccesso di frequenza mi fermo per abbassarla. E così salgo ad Albisano, non senza aver imprecato contro un giovinastro in scooter che scendeva da scapestrato lungo lo sterrato, e aver urlato contro un'auto che - in piena discesa lanciata - stava intelligentemente pensando di fare manovra occupando l'intera sede stradale: mi ero visto già  sulla capotta!
Arrivato alla rotonda in fondo Albisano seguo le indicazioni per Verona e poi la strada per Le Storte. Altro strappetto che faccio più con la speranza che sia l'ultimo che con brillantezza ed entusiasmo, e poi mi fiondo verso la 'Ca' Bianca', con quella splendida sensazione che solo leggera discesa nello sterrato, curve dolci e rapporti lunghi ti sanno dare.
In fondo imbocco la strada che scende. Le altre volte ho sempre sbagliato e sono sceso troppo indietro, stavolta non voglio sbagliare. Evito le indicazioni che mi hanno sempre fuorviato, 'Giro di Crero', e vado dritto. La strada diventa sentierino che faccio in discesa e poi single track molto sconnesso con rocce e lastroni dappertutto.
E qui ce la metto tutta per fare un volo, andando spesso oltre al limite. Ma in qualche punto sarebbe stato da incoscienti non scendere dalla bici. Peccato che a Crero mi ero reso conto che ormai la suola degli scarpini era SOLO il gancio per i pedalini. E' come pattinare sul ghiaccio. Almeno stavolta non ho sbagliato sentiero. Faccio più pezzi che posso in sella e arrivo a chiudere il cerchio.
Mi ritrovo al Castello sopra Punta San Vigilio. Adesso diventa solo puro godimento. Scendo veloce tra le auto parcheggiate. Ne addocchio una i cui occupanti hanno un dobberman libero, leggero sudorino freddo, ma per fortuna il cane non accenna a muoversi e io arrivo alla Gardesana e poi all'auto.
Guardo il cellulare. Speravo di trovare un sms che non c'è. Ma la vita è così. Mi cambio, carico la bici e torno a casa, sapendo di dover fare un po' di coda. L'attesa mi serve per riflettere sulla scelta fatta. Ho fatto attività fisica e va bene, ma non me la sono gustata come avrei potuto. Servirà per il futuro. Forse ha ragione chi mi dice che non bisogna farsi attese, sicuramente mi sono ricordato della coppia che spingeva faticosamente le mountain bike su per la strada verso l'Altissimo: a volte si spinge in salita per poi gustarsi la discesa!









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