giovedì 8 novembre 2012

DIMMI COME TI ADDORMENTI E TI DIRO' CHI SEI!

Sabato 3 Novembre. Stavo scendendo da Campo Ligure a Genova. Ad allietare il mio viaggio in auto, l'ascolto - in podcast - della trasmissione 'Voi siete qui' di Matteo Caccia. La storia raccontata aveva come tema: 'Il momento in cui ci addormentiamo'
Non pensavo di scoprire così tante cose, nel riflettere su quel momento di passaggio dalla veglia al sonno...

Una cosa so di certo, che dal Settembre 1990, il mio sonno non è stato più lo stesso.
Non ci vuole un gran psicologo per capire che, inconsciamente, l'ho abbinato alla morte. In quel periodo sono diventato un assiduo telespettatore del Maurizio Costanzo Show, fino alla sigla finale oltre l'1 di notte.
Stremato andavo a letto, magari dopo aver consumato uno spuntino visto che tra cena e ora della nanna era praticamente passata mezza giornata.
Alternativa, ancora attuale, addormentarsi con la luce accesa e il libro aperto a fianco, o peggio, in faccia.
Questo comportamento, mi ha accompagnato per molto tempo. Direi fino a 3 anni fa. Quando, senza che me ne rendessi conto, veglia e sonno hanno fatto pace dentro la mia psiche.
Cos'è successo? Provo a fare qualche illazione, senza la pretesa che abbia spessore scientifico.
Sicuramente in quel periodo ho cominciato ad accettare delle cose di me. Ho dovuto mettermi in discussione e fare i conti anche con le mie miserie.
Quest'accettazione ha fatto venir meno il bisogno di avere un'armatura. Protezione che serviva a difendersi dai sensi di colpa. Sentirsi forte e sempre con le situazioni sotto controllo, era un gran modo per non porsi problemi. E se non c'erano problemi non c'erano colpe.
In quel momento, finalmente aggiungo, ho avuto meno timori a lasciarmi andare, a vivere le mie emozioni, ad apprezzare le piccole cose, iniziando un percorso che prosegue tutt'ora Contemporaneamente ho anticipato il momento dell'abbraccio di Morfeo di più di un'ora.
'Lasciarsi andare' credo sia l'espressione chiave. Quando ci si addormenta questo si deve fare, affidarsi a qualcosa che non è sotto il nostro controllo. A rincarare la dose è l'atavico collegamento tra sonno-notte con pericolo-morte.
Però, proprio nella nostra massima espressione del lasciarci andare, facciamo una delle esperienze umanamente più belle ed emozionanti: il sogno! Un'esperienza paragonabile a quella della fede, del divino, del spirituale: non ne abbiamo prova, a volte neanche ci ricordiamo di averlo fatto, ma ci basta il gusto che lascia dentro noi!
Prendere sonno è l'allegoria del cambiamento. La dinamica è la stessa: lasciarsi andare abbassando le difese il più possibile, creare meno attrito possibile. Il premio di questo lasciarsi andare è un'esperienza che va oltre le attese, qualcosa di soprannaturale. A testimonianza che siamo attrezzati a vivere esperienze che vanno oltre la razionalità, e che tentare di codificarle e possederle ottiene l'unico risultato di impoverirle.

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