lunedì 17 settembre 2012

NULLA SARA' PIU' COME PRIMA...SPERIAMO!

Osservo con molta attenzione le evoluzioni dell'attuale scenario politico. I cromosomi quelli sono :)! La percezione che ho, è che siamo di fronte ad un momento di svolta. Fatto salva l'attitudine tutta italiana a cambiare tutto per non cambiare niente. Ricordando un anno fa...

... Fed e Bce (dove ormai stava arrivando Draghi) studiavano un piano per salvare le banche, gli Usa chiedevano all'Europa di fare di più, cominciavano i primi attacchi ai titolo di stato, S&P tagliava i nostri rating, Tremonti (un po' in difficoltà di suo per questione di affitti) strutturava in modo caotico una manovra bis, la Cgil scioperava,  la Marcegaglia e Confindustria proponevano piani per salvare l'Italia, agli onori delle cronache le  intercettazioni e le escort del nostro premier (con nomi ormai dimenticati tipo Lavitola, Tarantini e Mills) a cui venivano chieste quotidianamente dimissioni, Bossi voleva un referendum sulla Padania, Di Pietro non contribuiva a tenere bassa la tensione con frasi tipo 'vogliono il morto'.

Quante cose sono cambiate da allora. La crisi è diventata durissima, ce la siamo vista brutta e l'allerta è tutt'altro che passata. Il governo è cambiato totalmente, dando spazio ad un accordo di 'grandi intese' e ad una compagine governativa di tipo 'tecnico'. Contemporaneamente è iniziata una crisi di rappresentanza, che sta portando a stravolgimenti in tutti i partiti, alcune volte sollecitati anche da interventi della magistratura.
C'è una crescente intolleranza verso i privilegi della cosiddetta 'casta' e la cosiddetta 'antipolitica' sta cavalcando l'onda del malcontento.

Spesso mi chiedo cosa ricorderemo fra 5 anni di questa fase.

La speranza è che ci troveremo di fronte a paradigmi completamente diversi. L'Italia è ancora fortemente ancorata al passato. Le categorie della politica sono ancora quelle degli anni '60-'70.
Emblematico come, tra le parole d'ordine, ci siano ancora 'comunismo' o 'difesa dei lavoratori dai padroni'. Per non parlare di 'destra' o 'sinistra'. Hanno un significato per l'adulto di oggi? Può crescere un paese così, volendo difendere posizioni ormai antistoriche?

Spero tanto che questo frangente sia l'occasione per rimescolare le carte. Per trovare nuove direttrici verso cui indirizzare e differenziare la proposta politica. Contenuti che le persone possano sentire propri, riguardanti la propria quotidianità e che stimolino la partecipazione alla 'cosa pubblica'.
Credo resterà il dibattito che mira al giusto equilibrio tra 'iniziativa individuale' e 'garanzia sociale'. Posizioni che saranno attuali e che meriteranno consenso, a seconda del momento del ciclo socio-economico.
Non ho alcuna fiducia sulla capacità degli attuali protagonisti di essere agenti di cambiamento. Non sono stati parte della soluzione, vuol dire che sono parte del problema. La resistenza sarà alta e genererà reazioni altrettanto radicali (speriamo non violente!). Insomma mi attendo una vera rivoluzione, che forse regalerà a noi e ai nostri figli un paese più pacato e maturo.

Il pericolo è una bella mano di bianco. Qualche rivisitazione di nomi e simboli. Qualche faccia nuova. Ma le solite rendite di posizione da proteggere.

Più che sul sentire umano, mi affido alla sostenibilità. La crisi di rappresentanza è anche frutto del malessere economico diffuso e della minore tolleranza verso prelievi fiscali che alimentano sprechi. Non vedo altre strade che lavorare su questi sprechi, riducendo i tanti privilegi, permettendo l'abbassamento delle tasse. Meno tasse = meno potere.
Magari così fare politica sarà più una questione di buona volontà affidata a persone 'libere e forti', diventando meno allettante per chi ci vede dentro un buon affare!
Tanto sognare non costa niente!

1 commento:

  1. Boh, Lello...a dire il vero non sto capendo gran chè...

    Qualcuno diceva "la situazione disperata dell’epoca in cui vivo, mi riempie di speranza".

    e altri dicono che "il peggior nemico del cambiamento è il fatalismo" (vedi questo video: http://www.wobi.com/wbftv/peter-senge-breaking-cycle-fatalism), cioè dire che non ce la faremo, che tanto non cambia niente, che tanto siamo italiani...

    Non lo so che cosa diremo tra cinque anni, so che non mi piacerà pensare di essere stato uno spettatore...

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