mercoledì 5 settembre 2012

LA FELICITA' E' REALE SOLO SE CONDIVISA (?) (dal film 'Into the wild')

Lo stimolo è un commento di Matteo al post 'Quella telefonata che non arriva...'. Uno di quei pensieri che alberga nella tua mente durante gli spostamenti in auto. Di quelli che ti fanno guidare senza superare i limiti di velocità, evitare di guardare in faccia chi superi e calmierano l'istinto ad imprecare.
Non ho resistito a cercare questa ed altre frasi del film e a trovare una stimolante e non definitiva traccia di riflessione. Un bel 'lavori in corso'.

La frase che Matteo propone è il titolo del post. In lingua originale 'Happiness is real only when shared'. La riprenderò alla fine.
Partirei dalla seguente, che condivido nella sua interezza: 
'Ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti tra le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto, è ovunque, in tutto ciò di cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di vedere le cose'
Penso che la felicità non possa dipendere dalla presenza di una persona, ma dalla capacità di gustarsi qualcosa che hai l'occasione di vivere. Io non rinuncerei a vivere un'esperienza che considero arricchente, perchè non trovo qualcuno con cui condiviverla.
Andare al Malcesine Blues Festival mi ha fatto stare bene. Felice di sedermi per terra tra le viette e ascoltare la mia musica preferita, magari con una birra fresca in mano. Mi sono pure scoperto ad accenni di ballo mentre mi trasferivo da una piazzetta all'altra. Non c'è stata l'occasione di avere compagnia e le alternative mi avrebbero reso meno contento.
Considero belle due cose. La prima: che una persona abbia ben chiaro quali sono le cose che le danno gioia. A dire il vero non è una situazione così ricorrente.
La seconda: che questa curiosità  porti ad un atteggiamento di ricerca, alla voglia di coltivare queste passioni. Facendo nascere curiosità intellettuale e voglia di approfondire, di andare oltre e di capire.
Tagliare le ali ad una persona rispetto alle sue passioni è, per la mia personale religione, un peccato mortale. Un modo per mortificarla e farne morire l'animo. Prima o dopo quella persona, in qualche modo, si ribellerà. E la ribellione sarà scomposta e con conseguenze imprevedibili.
Vivere un'esperienza felice è Bene. Ed ecco che arriva la fase 'Happines is real only when shared'. Dove la felicità è condivisa e quindi aumenta in modo esponenziale. Bella la frase del film: 'Credo che dal Bene nasca il Meglio' . Dove la felicità condivisa è il Meglio. Insomma, direi che non ci sta il 'real only'.  Era meglio un bel 'better'.
Una persona che sa vivere in pienezza la propria felicità è una persona solida. Non ha bisogno della presenza dell'altro per stare in piedi. L'altro diventa un turbo, un valore aggiunto. Che fa diventare il Bene in Meglio.
Allora un dibattito dal titolo 'Le tue passioni tolgono tempo a noi' diventa specioso. Perchè la voglia di essere  felici crea un equilibrio naturale. Laddove non si dedica tempo a qualcosa o a qualcuno è semplicemente perchè in quel momento non coinciderebbe con il 'must' citato anche da Matteo: 'La ricerca della felicità...SEMPRE!'.
Insomma un po' di sano liberalismo nelle relazioni, una mano invisibile smithiana :) che, a mio parere, porta sempre la questione al punto reale e concreto: 'faccio questo perchè mi fa più felice'. Che si contrappone al socialismo relazionale, quello che crea obblighi e senso di colpa.
L'accusa di consumismo relazionale è nell'aria. Me ne farò una ragione. Intanto fantastico sulla ricchezza di sapersi nutrire degli occhi di qualcuno che torna da una giornata a camminare sui monti. Chissà quante visite all'Ikea varrebbe! Concorrenti in felicità!

5 commenti:

  1. Ho riflettuto anche io a lungo sull'assolutismo introdotto dal "real only" che inizialmente non mi convinceva.
    Poi in realtà ho ragionato su questo:
    E' vero uno è felice anche da solo, coltivando i propri interessi, ascoltando la sua musica, e ballando tra una piazzetta ad un altra.
    Uno può continuare tutta la vita a fare questo: ricercare ciò che lo rende felice (un po' come il protagonista del film).
    Ma se dimentica totalmente le persone e il mondo intorno a lui, che comunque hanno anche solo parzialmente contribuito a ottenere ciò che lo rende felice (e nel suo viaggio ne ha incontrati parecchi), alla fine crea solo terra bruciata intorno a se.
    La frase tra l'altro, nell'interpretazione del film, viene trovata come un testamento del protagonista poco prima della sua morte...
    Quasi come a dire: ho faticato tanto per ottenere quello che mi rende felice ma adesso alla fine sono qui solo affamato e morirò senza che abbia potuto condividere il mio percorso della ricerca della felicità con qualcuno che potesse "ereditare" la mia esperienza e farla in qualche modo parzialmente sua.
    Alla fine, in fondo, è il tema del tuo blog: Nella ricerca del tesoro, il vero tesoro è la mappa...
    Ti stai quindi sconfessando da solo :)

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  2. ... E quindi la felicità che hai cercato per tutta la vita.. alla fine dei tuoi giorni ti rendi conto che non è tale perché lascerai questo mondo con la consapevolezza di essere il solo ad aver vissuto quei momenti felici (?).
    Occhio che per me condivisione può anche essere solo descrivere questa felicità in un blog dal titolo "azimut" :).
    Pensaci un po.... perchè ci scrivi di tutte le tue "intime" escursioni in giro per i monti? Non stai forse cercando di "condividere" qualcosa di bello con tutti noi?
    Se non lo facessi.. forse questi tuoi momenti felici non si salderebbero così bene nella tua mente e nel tuoi inconscio.

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  3. ... mi inserisco volentieri in questa bella discussione esistenziale con due piste:
    1) felicità personale o condivisa sono complementari. Dalla vostra discussione anzi pare proprio che si rinforzino a vicenda. Per essere felice con gli altri necessariamente mi devo confrontare con la mia felicità interna / La mia felicità interna si conferma se la metto in condivisione con altri. Muovendosi attentamente tra le due derive del solipsismo da una parte e della con-fusione dall'altra.
    2) quanto è importante la felicità nella vita? Un po', molto, o diventa lo scopo stesso dell'esistenza? E che cosa è la felicità? Eliminazione del dolore come sostengono gli orientali? Divertirsi come propone l'edonismo? Vivere le beatitudini come aspirano i Cristiani? Essere soddisfatti come dice la psicologia? Personalmente cerco di muovermi sulla pista della realizzazione dei valori e della trascendenza di Viktor Frankl.

    Quindi, tirando le somme, felicità ora è: UNA BIRRA CON UNA PERSONA SIGNIFICATIVA ALLA FINE DI UNA GIORNATA IN CUI ABBIAMO REALIZZATO QUALCOSA DI BUONO PER L'UMANITA'.


    Grazie per le riflessioni

    Marco

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  4. Ma Leonello non ci degni neppure di una tua riflessione?

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    1. A grande richiesta...devo dirti la verità ho letto con tanta attenzione le tue riflessioni e quelle di Marco.
      Parli giustamente del pericolo di 'dimenticarsi degli altri'. Lo condivido. Mi capita di vedere la situazione opposta: 'dimenticarsi di sè stessi'.
      Il mio blog assolve assolutamente anche a questa funzione. La mia voglia di raccontare è un modo per condividere. Lasciare la visione di qualche panorama solo ai miei occhi sarebbe un vero peccato.

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